CALCUTTA CUP 1990

                                   









Inizia oggi il 6 Nazioni, si svolgerà senza pubblico, come tutti gli altri avvenimenti sportivi ammessi. Un colpo ulteriore alla ritualità liturgica di un torneo che ha avuto nella tradizione l'elemento trainante per oltre un secolo. I canti dei tifosi parte di tutto ciò come le fasciature alle tempie delle seconde linee.

In programma subito la Calcutta Cup. Aspettandomi un contesto piuttosto deprimente, date le circostanze, voglio qui riandare a tempi davvero migliori.

Il 17 marzo 1990, ancora in epoca non professionistica, Scozia e Inghilterra si incontrano a Murrayfield per l’incontro che vale l’intera stagione, e non solo. Entrambe le squadre arrivano all’appuntamento con 6 punti in classifica, frutto di tre vittorie sulle altre tre concorrenti. L’incontro è valido quindi per la Calcutta Cup, la Triple Crown, e il Grande Slam e conseguente vittoria del torneo. L’attesa per la partita è enorme.

La Calcutta Cup ha origine in India. Venne disputata per la prima volta il giorno di Natale 1872 al Calcutta Cricket Club: due squadre da 20 giocatori, da un lato gli inglesi, dall’altro principalmente scozzesi insieme a gallesi e irlandesi. La partita fu un tale successo che venne ripetuta la settimana seguente. Sulla scia dell’entusiasmo il Calcutta Football Club venne formato in quel lontano gennaio 1873.

Il Calcutta FC si iscrisse alla RFU inglese nel 1874 e godette di buon successo in quei primi tempi, ma quando la gestione del bar (elemento fondamentale del club) diventò così problematica da comportarne la chiusura, parecchi gentlemen cominciarono a guardare altrove in cerca di divertimento, il club entrò in crisi per emorragia di soci e venne sciolto nel 1878. I membri furono comunque d’accordo di riuscire in qualche modo a perpetuarne il nome, e una volta ritirati i fondi rimanenti in banca, consegnarono le 270 rupie d’argento ad un gioielliere locale che le fuse creando una coppa. Il trofeo fu donato alla RFU con la clausola che venisse messo in palio annualmente.

Il primo incontro tra Scozia e Inghilterra fu disputato il 27 marzo 1871 a Raeburn Place, quest'anno ricorre dunque il 150mo anniversario del più vecchio incontro di rugby internazionale. La prima Calcutta Cup venne messa in palio per l’incontro Scozia-Inghilterra del 1879 che si tenne sempre a Raeburn Place. Finì 1-1, la Scozia segnò un drop, l’Inghilterra un calcio.

L’incontro fu ripetuto l’anno dopo a Manchester, vinse l’Inghilterra che segnò 2 gol e 3 mete (non quelle che conosciamo oggi), contro un gol degli scozzesi. Da allora il trofeo si disputa annualmente a campi alternati, il trofeo è diventato il pilastro dell’ Home Championship prima, e del Cinque Nazioni poi.

Si arriva così dopo una storia secolare di incontri spesso leggendari allo scontro del marzo 1990.

Il clima intorno alla partita è reso incandescente dalla solita acerrima rivalitàanglo-scozzese, culminata con la decisione della ultraconservatrice federazione scozzese, alla fine della stagione 1989, che  God save the Queen non era più adatto come inno alla nazionale e ai suoi tifosi. Fu deciso così di adottare la ballata popolare Flower of Scotland di Roy Williamson, dedicata alla vittoria di Bannockburn, a Londra ci fu più di un sopracciglio alzato.

Il clima politico del Regno Unito era intanto in subbuglio, la poll-tax stava per essere re-introdotta dal governo Thatcher per la prima volta dai tempi di Carlo II e sarebbe entrata in vigore quell’anno in Scozia prima di essere applicata al resto del regno l’anno seguente. Il clima di protesta e agitazione, già pericolosamente infiammato, peggiorò notevolmente in quei giorni a nord del Vallo Adriano. Il XV della rosa , capitanato dal pomposo Will Carling, simbolo delle classi agiate inglesi e della loro detestabile arroganza, fu visto anche come una sorta di avanguardia della signora Thatcher, inviato da Londra per opprimere gli orgogliosi scozzesi. In realtà un stupidaggine in quanto il tallonatore inglese Moore, avvocato, ma di origine working class, si era già dichiarato contrario alla poll-tax in maniera anche più esplicita degli stessi scozzesi.

In questo bel clima , fomentato dai giornali di ambo le sponde, si inquadra la partita, ultima del torneo, decisiva, chi vince piglia tutto. Non era mai successo.

L’Inghilterra era parecchio favorita, una squadra fortissima (che ricordo bene), aveva dominato il torneo, segnando nove mete, contro le tre scozzesi fino a quel punto, inoltre furono molti gli errori degli scozzesi sui calci piazzati, mentre al contrario Hodgkinson per gli inglesi aveva già messo a segno 74 punti in quel torneo. Forte di un gioco con pochi punti deboli, un pack forte di gente come Brian Moore in prima linea, i due poliziotti Ackford e Dooley in seconda linea, Winterbottom in terza, per non parlare di Rob Andrew in mediana e dei favolosi tre-quarti: Carling al centro insieme al formidabile Guscott, Underwood all’ala e il maestro elementare Hodgkinson all’estremità del triangolo difensivo.

La Scozia si fece trovare pronta. Nelle settimane che precedettero l’incontro l’allenatore McGeechan espose ai suoi ragazzi le proprie strategie secondo le quale la Scozia avrebbe dovuto giocare con un intensità tale da lasciare gli avversari senza risposte: ‘Cosa succede quando Guscott, Carling e Underwood non trovano spazio per correre? Oppure Ackford e Dooley non riesono a creare le piattaforme per far ripartire il gioco come han fatto fino ad ora in modo agevole? Beh si guarderanno in faccia e si chiederanno come mai il loro piano A non stà funzionando. Perché noi glielo impediremo, dovremo costringerli a usare il piano B e potrebbero non averlo’. Il coach della mischia Jim Telfer,un autentico duro, sotto tali istruzioni non si fece pregare e  preparò i suoi bruti a suon di allenamenti durissimi, non ultimo quello del mercoledì precedente la partita, quando sotto una pioggia torrenziale li costrinse a spostare blocchi di granito del peso di svariati quintali.

Il 13 marzo 1990, ore 15, un forte vento spazza il campo di Murrayfield mentre l’Inghilterra fa il suo ingresso accolta da ululati fischi e altri segni di ostilità. Qualche minuto più tardi il capitano scozzese Sole guida i suoi fuori dallo spogliatoio, al passo non di corsa, tra il tripudio della folla, con il chiaro intento di intimidire gli inglesi che per nulla turbati battono il calcio d’inizio.

Chalmers manca un piazzato per la Scozia al 2’. All’ 8’ la mischia scozzese guidata dall’incontenibile Calder , e sospinta dal ruggito dei tifosi di casa, altamente infiammabile, sospinge gli inglesi all’indietro fino a quando questi si stappano per arrestarne l’avanzata, il calcio di punizione di Chalmers stavolta centra i pali: 3-0.

All’ 11’ uno sgambetto di Probyn, concede un'altra punizione alla Scozia, Chalmers fa ancora centro: 6-0.

Sul calcio d’inizio gli scozzesi pasticciano, gli inglesi capiscono che qualcosa non funziona nella ricezione delle ali in maglia blu e esplorano la situazione, la Scozia si salva in touche con qualche affanno. Al 15’mischia inglese, Hill serve Carling saltando l’apertura, Carling avanza e apre su Guscott al largo che finta Hastings e si invola magnificamente in meta.L’infallibile Hodgkinson questa volta sbaglia la trasformazione: 6-4.

Un incursione di Halliday, da mischia ordinata sul lato chiuso, viene sventata in extremis da Calder con un placcaggio provvidenziale. Dopo la tempesta iniziale gli inglesi riguadagnano terreno.

Un altro calcio di punizione per l’Inghilterra viene messo in touche invece che tra i pali, arroganza inglese? La mischia risultante crolla ripetutamente prima che i due piloni inglesi costringano il capitano scozzese Sole all’infrazione definitiva. La mischia inglese ha il controllo del campo ora e gli scozzesi vi rimangono aggrappati con le unghie, l’arretramento è notevole.

Una rimessa laterale sporcata dagli inglesi costa loro un calcio di punizione, Chalmers infila ancora i pali 9-4.  L’Inghilterra è in svantaggio di cinque punti in una partita nella quale dovrebbe essere avanti se solo avessero piazzato le loro due punizioni. Sull’ultima punizione guadagnata dai bianchi allo scadere, Andrew calcia ancora nell’angolo, rimessa scozzese vinta, e prima che Armstrong liberi con un calcio l’arbitro fischia la fine del primo tempo.

Alla ripresa del gioco c’è apertura di Armstrong sull’out destro, Hastings riceve e calcia a seguire, nella rincorsa viene ostacolato da un inglese finendo fuori dal campo, ma sulla palla si avventa Stanger a razzo che cattura il rimbalzo entra in area e schiaccia in meta! 13-4, lo stadio impazzisce di gioia.

La reazione inglese produce solo un calcio di punizione  trasformato da Hodgkinson al 57 che fissa il punteggio sul 13-7.

Al 61’ c’è un break di Guscott, messo giù, sull’in avanti mischia per la Scozia, Hastings di piede libera a fatica. Andrew ha preso il comando in cabina di regia e nel finale crea ogni sorta di pericolo per la retroguardia scozzese, aperture, calci in touche, up and under ma la difesa blu tiene. L’affanno produce altre due punizioni che Hodgkinson spedisce a lato. Negli ultimi 10 minuti Underwood prova in tutti i modi di sorprendere la difesa scozzese che , non senza affanni, riesce a contenere la formidabile ala inglese. L’ultima mischia inglese al limite dei 22 scozzesi porta ad una punizione, giocata alla mano nel tentativo ormai disperato di andare in meta, Jeffrey placca Carling e l’arbitro fischia la fine dell’incontro.

La Scozia ha vinto il Grande Slam del 1990!

Scene di tripudio in campo e sugli spalti dove la gioia dei tifosi di casa è irrefrenabile.

Sfavoriti da tutti prima dell’incontro, firmano una delle più grandi imprese nella storia del rugby, battendo una squadra più forte di loro nell’incontro più importante della stagione.

Il capitano inglese Carling intervistato anni dopo disse ‘Mai giocato in un’atmosfera simile in vita mia, la passione dei tifosi e dei giocatori fu quel giorno qualcosa di veramente palpabile’. Per fortuna riuscìì a non perdere più a Murrayfield.

Fu  il terzo Grande Slam per la Scozia dopo quelli del 1925 e del 1984.

 

 Murrayfield, Edimburgo, 31 Marzo 1990

 

Scozia 13-7 Inghilterra

 Scozia: 15 G Hastings, 14 Stanger, 13 S Hastings, 12 Lineen, 11Tukalo; 10 Chalmers,

9 Armstrong; 1 Sole (C), 2 Milne, 3 Burnell; 4 Gray, 5 Cronin; 6 Jeffrey, 7 Calder, 8 White.

 Inghilterra: 15 Hodgkinson, 14 Halliday, 13 Carling (C), 12 Guscott,11 Underwood; 10 Andrew,

9 Hill; 1 Rendall, 2 Moore, 3 Probyn; 4 Dooley, 5 Ackford; 6 Skinner, 7 Winterbottom, 8 Teague.

 

Arbitro: David Bishop (Nuova Zelanda)

Spettatori circa 70.000



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